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Il Museo dell'Arte del Cappello di Ghiffa ha sede in alcuni
locali del nucleo primigenio di fabbricati che costituirono
il vecchio e glorioso Cappellificio Panizza.
Fondata nel 1881, la fabbrica ha cessato la propria attività
nel 1981 dopo cento anni di vita.
Il principale richiamo del Museo è costituito da alcuni
vecchi macchinari e da attrezzature che furono attivi nel
cappellificio: un patrimonio storico prezioso, tanto più
ora che, caduto in disuso il cappello di feltro, se ne è
resa quasi obsoleta la produzione.
Ma il materiale esposto non può da solo offrire al
visitatore un'adeguata visione dei processi di lavorazione
del cappello. Per quanti, dunque, vorranno approfondire l'argomento,
è stata approntata un'interessante documentazione filmata,
integrata da materiale esplicativo fotografico di vario genere
riguardante sia la lavorazione che la vita aziendale.
La storia
L'arte del cappello di feltro è antica.
La feltrazione è un procedimento che consiste nell'ottenere
un manufatto compatto non attraverso la tessitura di filati,
ma utilizzando il pelo di alcuni animali che, mosso in presenza
di umidità e di calore, ha la particolare proprietà
di concatenarsi formando il feltro che, in altri termini,
è un "tessuto non tessuto".
Il feltro può anche essere considerato una pelliccia,
ricostituita senza il supporto naturale della pelle. Esso
è poroso e pertanto traspirante; è cedevole
ed è quindi modellabile in varie forme, se convenientemente
vaporizzato.
Morbido e caldo, può essere rasato, satinato, scamosciato,
vellutato e anche tinto in vari colori. Pur se poroso, ha
una sufficiente compattezza che gli conferisce buona impermeabilità.
Tutte queste doti lo rendono idoneo alla confezione di un
copricapo robusto e pratico.

La fabbricazione del cappelli di feltro era
già nel Settecento una solida tradizione artigianale
dell'Alto Verbano e in particolare di Intra, che già
all'epoca contava molti lavoratori. E proprio a Intra nel
1817 il Cappellificio Albertini si trasforma da semplice laboratorio
in vero opificio, anche se la lavorazione conserverà
ancora per molti anni la sua natura artigianale.
Sarà però lo stesso cappellificio che, primo
in Italia, si industrializzerà nel 1862 introducendo
l'arsone meccanico, abbandonando così il complesso
lavoro manuale fin allora in uso per la preparazione del cono
di feltro.
Inizia così anche in Italia l'era industriale del cappello.
In pochi anni l'industria italiana diverrà egemone
in Europa se non per la quantità prodotta quanto meno
per la qualità.
Accanto alla Borsalino di Alessandria, anche la fabbrica Panizza
si renderà famosa su tutti i principali mercati mondiali
per la qualità dei suoi prodotti.
Museo dell'arte del Cappello
Corso Belvedere, 279
28823 Ghiffa (VB)
Tel. 0323/59209 - 0323/59174
Email: museocappelloghiffa@libero.it
Modalità di visita:
- Aperto il sabato e la domenica, da aprile a ottobre, dalle ore 15.30 alle ore 18.30 (ultima entrata alle ore 17.30)
- Tutto l'anno viene aperto su prenotazione telefonica al numero 0323 59174 per gruppi e scolaresche
- Ingresso gratuito
- Tutte le visite sono guidate
Per ricerche bibliografiche sono a disposizione presso la biblioteca del museo le seguenti pubblicazioni:
- Achille Ciana, Franco Mondolfo - "Il Cappellificio Panizza, storia di un centenario" - Ghiffa, Museo dell'arte del Cappello, 1991
- Franco Mondolfo - "Tanto di cappello. Il copricapo da uomo nella sua storia. I materiali. La lavorazione. Il museo verbanese" - Verbania, Alberti Libraio Editore, 1997
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